News - Energie rinnovabili 11-03-2009

La lezione di Gussing il paradiso ecologico che produce energia

Il Burgenland, la regione più a est dell’Austria, è una distesa squadrata di case basse, cantine strette dove il mosto fermenta in silenzio, campi color pece e foreste ciclopiche di pini un po’ spelacchiati. In mezzo, a una manciata di chilometri dal confine ungherese, corre una striscia d’asfalto che conduce fino a Güssing, il capoluogo che dà il nome a un distretto di 28 comuni. Un centro di 4.000 residenti appena, un’oasi dispersa nella pianura a cui non importa più niente dei capricci del prezzo di gas e petrolio: qui, da otto anni, l’energia viene prodotta in maniera autonoma. Per intero, senza apporti esterni, sfruttando un capiente serbatoio di risorse naturali: gli alberi in primo luogo, ma anche i derivati dell’agricoltura, i rifiuti di abitazioni e industrie e la luce solare. Che vengono trasformati in elettricità, riscaldamento, aria condizionata e, in piccola parte, in carburante per le auto.

Oggi l’intero distretto è un cantiere che sembra non dormire mai, è un tappeto di celle fotovoltaiche gonfio di enormi capannoni e di impianti sempre in funzione. Per strada si incontrano macchine di grossa cilindrata, ruspe e TIR stracarichi diretti all’estero, segni tangibili che molto è cambiato. Perché fino a poco tempo fa il Burgenland era una regione poverissima, mummificata per mezzo secolo di fronte allo spettro della cortina di ferro. Poco il lavoro, ancora meno le opportunità per i giovani; di autostrade o rete ferroviaria nemmeno a parlarne. In molti scappavano verso quel miraggio chiamato Stati Uniti, destinazione Chicago, mentre chi non partiva doveva accontentarsi delle rimesse dall’estero e dei frutti della terra. Intorno alla metà degli anni ’90 il quadro era rimasto più o meno lo stesso: per studiare o guadagnarsi da vivere i residenti erano costretti a spostarsi fino a Vienna, distante oltre due ore di macchina, tornando a casa soltanto nei weekend. La schiera dei pendolari forzati, il 70% della popolazione, reggeva a fatica l’andirivieni continuo e, a poco a poco, preferì stabilirsi nella capitale. Fu allora che una fetta del Paese rischiò di trasformarsi in un deserto, e fu più o meno in quel momento che Reinhard Koch decise di compiere il percorso inverso, di tornare nella sua Güssing per restarci. Ingegnere, due metri e quattro centimetri d’altezza, ex giocatore della nazionale austriaca di basket, voce cavernosa e modi affabili, era animato da intenzioni semplici e nobilissime: «Bisognava dare una prospettiva alle nuove generazioni – ci spiega – creare ricchezza, farsi venire in mente qualcosa, qualsiasi cosa».

Assunto come tecnico comunale, si accorse che l’amministrazione spendeva oltre 6 milioni di euro per acquistare combustibili fossili dalla Russia e dall’Arabia Saudita. Una cifra considerevole per un centro così piccolo, che saliva a 36 milioni prendendo in considerazione tutto il distretto. «Era una ferita – dice Koch – da cui scorreva sempre sangue. Serviva un sistema che consentisse a quei soldi di rimanere all’interno». Era il 1991, e il primo passo fu quello di risparmiare il più possibile: l’illuminazione stradale venne ottimizzata, gli edifici pubblici furono isolati termicamente e lo stesso si fece con quelli privati del centro storico. In questo modo gli sprechi erano già stati ridotti del 50%.

Ancora non bastava, occorreva concentrarsi sulla produzione diretta. Venne aperto il Centro europeo per le energie rinnovabili, di cui Koch fu nominato managing director, e con l’aiuto dei fondi comunitari iniziò la ricerca. «È stato difficile all’inizio – racconta l’ingegnere – abbiamo dovuto convincere la popolazione a fidarsi di noi e chiamare a raccolta molti esperti per studiare un modello applicabile a queste aree, al tipo di materie prime disponibili». Grazie al flusso in entrata di cervelli, dopo una serie di esperimenti non sempre riusciti, si è arrivati alla costruzione di una centrale elettrica a biomasse, di impianti fotovoltaici e di biogas, oltre a una sterminata selva di cavi e di tubi che, a partire dal 2001, hanno reso Güssing autosufficiente. Di più: per merito di una speciale tecnologia sviluppata dall’Università di Vienna, le emissioni di biossido di carbonio sono diminuite del 93%, mentre la qualità della vita degli abitanti è salita in maniera proporzionale, anche in termini di ricchezza, visto che ogni famiglia spende in media solo 3.600 euro l’anno per tutto il «pacchetto energia». Col tempo sono arrivati i posti di lavoro: circa 1.500 quelli creati dalle 60 nuove aziende impegnate nella produzione di parquet, nell’essiccazione del legno e, naturalmente, nella fornitura in larga scala di energia pulita, tra cui spicca la prima fabbrica fotovoltaica dell’Austria.

Il deserto mancato del Burgenland ora brulica di ottime idee e di volti giovani, gli stessi che ogni giorno frequentano i corsi di energia alternativa del nuovo liceo locale. Gli hanno dato un nome carico di suggestioni, «Scuola solare», e l’hanno reso estremamente appetibile: chi lo frequenta e decide di terminare gli studi al Politecnico di Vienna, al ritorno ha la garanzia di un’occupazione. La piazza principale, inoltre, si è riempita di locali e di negozi, sostenuti da un benessere che fa capolino da ogni angolo. Dai balconi curati e pieni di fiori come dalle strade lucide, che odorano di asfalto fresco. Sarà perché l’elettricità in surplus viene venduta e frutta al Comune 13 milioni di euro l’anno, oppure perché l’inguaribile ottimismo di Reinhard Koch pare avere contagiato anche i suoi concittadini. Lui non vuole fermarsi qui e ha già chiari in testa i prossimi obiettivi: rendere autonomo l’intero distretto entro il 2015, creando un valore aggiunto complessivo pari a 39 milioni di euro, e divulgare il più possibile, esportandolo all’estero, il modello Güssing.

In più l’ingegnere ha deciso di puntare forte sulla gassificazione termica e biologica, concentrandosi sulla produzione di carburanti liquidi a partire dal cippato di legno. Un processo da cui è possibile ricavare benzina e diesel e che al momento necessita di essere perfezionato in laboratorio, ma che porterà, in tempi brevi, alla costruzione di un impianto in piena regola. Anche questo, è scontato, sorgerà nei dintorni di Güssing, dove ormai ogni settimana arrivano da tutto il mondo decine di esperti e di curiosi per capire cosa ha reso possibile questo piccolo miracolo. Ad accoglierli, oltre alla figura severa del castello che domina la valle, c’è la sagoma di un’enorme goccia verde, il simbolo di un’idea che, da sola, ha riscritto il destino d’un pezzetto d’Europa.

Allegati:
Ciclo integrato di energia a Gussing
 
 

100% rinnovabili ora! - Francesca Sartogo
 
 
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