Rassegna stampa - Energie rinnovabili 22-06-2010

Una sfida lunga cinque anni "Ecco come cambieremo la Puglia"

Come sarà la Puglia fra cinque anni? Affari&Finanza prova a disegnare le prospettive e gli scenari dello sviluppo della regione, confrontandosi con imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. "La Puglia fra cinque anni": è il titolo del forum che si è tenuto alla Fiera del Levante e del quale vi diamo ampio resoconto. Al dibattito, coordinato da Luigi Gia e Stefano Costantini, capiredattori di Affari&Finanza e Repubblica Bari, hanno partecipato Nichi Vendola, presidente della Regione; Cosimo Lacirignola, presidente della Fiera del Levante; Pasquale Natuzzi, presidente della Natuzzi spa; Domenico Di Paola, amministratore di Aeroporti di Puglia; Carmelo Grassi, presidente del Teatro pubblico pugliese; Massimo Ippolito, responsabile finanze Leader Mobile; Gregorio Monachino, vicedirettore generale della Banca popolare di Bari; Alessandro Laterza, presidente di Assindustria Bari; Angela Donghia, amministratore delegato di Nocese manifatture. Il forum ha fornito l' occasione per un' analisi economica del quinquennio appena trascorso e delle prospettive di sviluppo che attendono la Puglia in settori non soltanto tradizionali, ma anche di più recente affermazione, come la green economy. Il punto di partenza è la crisi mondiale, che mette a dura prova la tenuta dei sistemi economici dei Paesi dell' Unione europea. Nonostante tutto, però, rappresentanti delle istituzioni e del mondo delle imprese concordano nell' intravedere ottime possibilità di crescita per la Puglia. Merito non soltanto della capacità di puntare sulla new economy, ma anche della lungimiranza con cui si è scommesso su comparti non meno strategici, come la cultura e il turismo. Sul piano finanziario, certo, la situazione è tutt' altro che rosea. Spesso le aziende ricorrono al sistema bancario non tanto per finanziare lo sviluppo, quanto per far fronte all' indebitamento pregresso. Anche su questo punto, istituzioni pubbliche e società creditizie sono chiamate a nuove forme di collaborazione per consentire alle imprese di vincere la sfida della crescita dimensionale e di conquistare nuove fette di mercato, non soltanto nei Paesi europei, ma anche e soprattutto nel bacino del Mediterraneo e in Oriente. Non sarà facile, ma le condizioni ci sono. A cominciare da una rete di infrastrutture portuali e aeroportuali che non ha eguali in Italia. Servono ottimismo e coraggio. Che, per fortuna, non mancano. AFFARI&FINANZA: Le Regioni non sono staccate dal resto del Paese e dal contesto economico internazionale. Al di là del dato politico di ciascuna realtà, ci sono due fattori fondamentali per le imprese: la difficoltà di accesso al credito, dovuta al crollo di tutti i parametri, e il sistema dei pagamenti, per il quale l' Italia ha le performance peggiori d' Europa, con una media di 110 giorni e punte ancora più alte nella pubblica amministrazione. Partendo da questa situazione, come si immagina la Puglia fra cinque anni? NICHI VENDOLA: In Puglia quello che è stato annunciato negli scorsi cinque anni è stato mantenuto. La Puglia è oggi un luogo interessante: l' esperienza della green economy, per esempio, è fra le migliori del Paese. Fra cinque anni la Puglia avrà trasferito la green economy nel territorio urbano. Penso alla solarizzazione delle città e al rapporto con il rinnovabile introiettato nello stile di sviluppo e della vita quotidiana. Anche nelle campagne, però, le forme di autoproduzione elettrica possono alleggerire i costi. Non solo. Siamo stati noi a offrire agli Stati Uniti le tecniche per separare il petrolio dall' acqua. Abbiamo intensificato la lotta all' economia illegale: siamo al primo posto in Italia per emersione dal sommerso. I nostri trend occupazionali non somigliano più a quelli di Campania e Calabria. Abbiamo puntato sull' industria creativa. Oggi, a dispetto del ministro dell' Economia, che considera la cultura parassitismo, noi abbiamo costruito strutture e infrastrutture culturali, dalla film commission alla casa della musica, passando per i cineporti. La cultura è per noi sistema industriale e attività produttiva. La nostra linea è semplice: lottare contro l' elemento individualistico. L' individualismo levantino non regge la globalizzazione e la crisi della globalizzazione. Abbiamo costruito distretti produttivi di filiera e stiamo lavorando alla costruzione di distretti tecnologici: le partite fondamentali che abbiamo di fronte sono quelle di tutto il mondo. La finanziaria del ministro Tremonti legge queste prospettive in modo apocalittico, deprime la crescita economica, blocca l' economia reale: è come se avesse sciolto dentro il destino del Paese, nel senso dell' assunzione del dato della separazione territoriale. Si abbandonano al proprio destino le Regioni del Sud, che vengono attratte in un' orbita greca, mentre il Nord viene attratto dalla Baviera. Il modello è quello di un' Europa neocarolingia, rimpicciolita. Non si può leggere il futuro con il pallottoliere. Nessuna sinistra, purtroppo, contesta la sospensione di forme ordinarie di democrazia, come avviene in Grecia, dove si è proceduto al commissariamento del Paese da parte del Fondo monetario internazionale, come è avvenuto in passato in Sud America. La risposta, invece, è quella di mettere in campo un modello keynesiano: politiche espansive e un piano straordinario del lavoro. Lavoro, crescita economica e dei consumi: sono i temi fondamentali dei prossimi cinque anni della mia amministrazione. AFFARI&FINANZA: La manovra finanziaria pone il problema di come si spendono i fondi pubblici. Una sinistra moderna come affronta la questione del 70 per cento delle risorse spese per la sanità, alimentando una macchina vorace che non assicura la qualità del servizio? NICHI VENDOLA: Deve essere chiaro che tagli e risparmi producono un aumento incontrollato della spesa pubblica, perché per poter risparmiare devo investire. La Puglia ha incominciato a risparmiare perché adesso finanzia un po' meno la Lombardia. Se, infatti, abbiamo 70mila ricoveri fuori regione finanziamo a nostra volta le altre Regioni. Per poter far crollare la mobilità passiva dobbiamo avere reparti e offerta simili a quelli del Nord. I tagli secchi sono tagli ai servizi. Gli sprechi fondamentali sono invece nell' eccesso di diagnostica e nei ricoveri inutili. Bloccare il turn over dei medici significa creare danni incredibili dal punto di vista economico. In sanità ci sono sicuramente sprechi e corruzione, ma c' è enfasi quando si parla della spesa sanitaria perché, per esempio, non si considera che in un anno il costo dei farmaci oncologici è cresciuto del 50 per cento. La Puglia è la regione più virtuosa d' Italia: abbiamo appena 3mila dipendenti. Se il governo ci taglia 375 milioni di euro, non abbiamo più soldi per i trasporti e i servizi sociali. In Lombardia la sanità incide del 4 per cento sulla produzione del Pil; in Puglia del 12 per cento. La Puglia, però, ottiene 750 milioni di euro in meno rispetto al Nord nel riparto del fondo sanitario nazionale perché l' unico criterio di assegnazione è l' indice di invecchiamento. In Puglia ci sono 20mila infermieri in meno rispetto all' Emilia Romagna; la nostra regione riceve 750 milioni in meno della stessa Emilia e con questo deve riorganizzare il sistema sanitario. Noi, però, ci facciamo carico dell' assistenza sanitaria di 60mila persone che vivono sull' Appennino Dauno e dell' alta mortalità che si verifica in aree come quella della centrale a carbone di Cerano. Per questo non c' è alcuna compensazione. COSIMO LACIRIGNOLA: Va anche affrontato il problema del finanziamento dell' ordinarietà con i fondi straordinari. Fra cinque anni, quando i fondi strutturali non ci saranno più, bisognerà guardare ad altre prospettive di crescita. Per esempio, 4mila miliardi di merci di Cina e India entrano ogni anno nel Mediterraneo: bisogna cercare di portarle verso Levante. Occorre poi trovare il modo di intercettare un nuovo protagonismo delle filiere. La green economy è una straordinaria opportunità, ma bisogna evitare che le nostre campagne diventino produttrici di sola energia elettrica. Al governo regionale chiedo: come si può lavorare fin da ora nella prospettiva della fine dei fondi strutturali? NICHI VENDOLA: C' è un discreto tasso di ottimismo, ma non si può ignorare il problema dell' assenza di una classe dirigente in Europa. Se la crisi economia internazionale è aggravata dalla paura di Angela Merkel di perdere le elezioni in RenaniaWestfalia, vuol dire che non c' è Europa. Siamo condannati a diventare i catalizzatori dei conflitti. Il sistema delle autonomie locali è stato spogliato di poteri e di programmazione. Il Parlamento, in modo bipartisan, sta cercando di ricentralizzare a Roma la spesa dei fondi comunitari per l' agricoltura. Se alle Regioni a statuto ordinario Tremonti tagli i fondi, è come se ci consegnasse una pistola e noi sparassimo in fronte a coloro che dobbiamo governare. Se saltano i servizi sociali, per interi settori della popolazione c' è la prospettiva di un ritorno all' 800. Stiamo per aprire la più grande stagione di opere pubbliche della storia pugliese, ma lo faremo con oculatezza ambientalista. AFFARI&FINANZA: C' è poi il problema della concorrenza sleale della Cina. PASQUALE NATUZZI: Il mondo è cambiato. La crisi c' è e non ne usciremo adesso. Che cosa sarà la Puglia fra 5 anni? Ci vuole un progetto, che per la Lega è il federalismo. Dobbiamo provvedere a noi stessi, capire le potenzialità del nostro territorio. Non serve piangere, ma bisogna reagire alla crisi con un obiettivo chiaro. La green economy è stata una scelta geniale, l' ha fatta anche Obama. La Puglia è una regione a vocazione turistica, è la seconda in Italia, per vocazione, dopo la Toscana. Occorre puntare anche su turismo, agroalimentare, manifatturiero qualificato. Su questo la Regione si è mossa in modo spontaneo. Grazie all' azione dell' ingegner Di Paola, oggi è più facile arrivare a Bari. Adesso, però, bisogna costruire un progetto. Ci vuole un business plan: la Puglia ha le caratteristiche per farcela. Guardiamo, allora, con ottimismo a quello che c' è in questa Regione. AFFARI&FINANZA: Per il Sud l' attenzione al Mediterraneo è un' ottima prospettiva di crescita per i prossimi 50 anni. I settori che producono e che hanno fatto la fortuna della Puglia in questo momento stanno peggio. Ci sono poi settori maturi che si stanno ristrutturando. Ch Compito del governo regionale è accompagnare il sistema delle imprese nei processi di innovazione e internazionalizzazione. La Puglia era agli ultimi posti in Europa insieme con le regioni più arretrate della Grecia e del Portogallo. In 5 anni più di un miliardo di euro è stato investito in innovazione. Il governo regionale può metterci i soldi e diventare costruttore di eventi, ma non deve fare l' imprenditore né può costruire i progetti di internazionalizzazione. Finalmente si comincia a capire chi fa che cosa. Ci stiamo liberando della stagione dei finanziamenti a pioggia: adesso li leghiamo all' innovazione e all' internazionalizzazione. Si cresce se si costruiscono reti di commercializzazione e si ragiona diversamente del fattore lavoro. Scaricare sulla forza lavoro i problemi della globalizzazione si è rivelato un errore. Per crescere dobbiamo concentrarci sulla formazione permanente. AFFARI&FINANZA: Come sarà il sistema dei trasporti fra 5 anni? DOMENICO DI PAOLA: Fra due anni, quello di Bari sarà l' unico aeroporto italiano con passante ferroviario, ma anche l' unico ad avere l' orario unico e il biglietto unico dei trasporti. Avremo anche il nuovo aeroporto di Brindisi. Guardare in una prospettiva di 5 anni è più difficile. Bisogna però costruire un progetto intorno alle opportunità trasportistiche, altrimenti si rischia di perderle. Vorrei però anche spingermi oltre. Ho costituito un' associazione, Impegno civile, che ha come obiettivo la discussione di tematiche più generali. Sono d' accordo con Pasquale Natuzzi: bisogna aiutare i distretti industriali. Abbiamo bisogno di conti a posto e asset veri. Il problema dell' Italia non è il non funzionamento del Sud, ma che non funziona il Nord. La mia prospettiva è la sfida globale. Occorre costruire un progetto, prevedendo risorse ad hoc, per il turismo, la cultura, l' ambiente, l' agricoltura di eccellenza. Dopo l' accessibilità, vanno affrontati i problemi della ricettività, della scarsa internazionalizzazione di una risorsa come il teatro Petruzzelli, della pubblicizzazione degli eventi con un' agenda regionale unica. Dobbiamo confezionare il prodotto Puglia e creare il marchio unico. Ci sono sei terreni di gioco da organizzare in modo industriale. Bisogna puntare sull' attrazione degli investimenti; accelerare le procedure. Un discorso a parte merita la logistica, che significa lanciare la sfida a Rotterdam. Pochi hanno un sistema di porti e aeroporti come la Puglia: se li mettiamo in rete, nell' arco di 10 anni possiamo vincere la sfida. È poi necessario un piano governativo regionale per l' informatica. Questi tre settori, a mio avviso, costituiscono un sistema rispetto al quale costruire investimenti e per indirizzare le politiche per l' imprenditoria giovanile. Solo su questi asset abbiamo la possibilità di costruire il futuro. Sul versante dei conti, si è parlato della sanità, ma non si è parlato di due questioni. Più che di tagli, c' è bisogno di razionalizzazione. È auspicabile un' unica azienda sanitaria regionale da affidare in mani adeguate per incrociare autorità e responsabilità. Occorre un management con esperienze imprenditoriali. La legge regionale parla di direttori generali delle Asl come di imprenditori. La questione organizzativa e la governance nella sanità sono fondamentali. Bisogna cominciare ad agire sul piano della responsabilità degli utenti della sanità e degli attivatori della spesa sanitaria: medici, sanitari e specialisti. Non va limitato, ma razionalizzato l' uso delle risorse da parte del destinatario per evitare che questo diritto sottragga finanziamenti allo sviluppo. ALESSANDRO LATERZA: Fra cinque anni la Puglia sarà quello che sarà capace di fare il presidente Vendola. La politica si identifica ormai nella leadership e con questo sistema dobbiamo fare i conti. I temi affrontati da Di Paola richiedono una capacità di governo molto forte. Finora non l' abbiamo avuta perché nel 2005 Nichi Vendola è stato eletto presidente per caso. Adesso è diverso: Vendola ha vinto le elezioni, ha formato il governo regionale e questo è un bene perché ci garantisce di poter chiedere integrazione e coerenza. I distretti produttivi regionali non hanno niente a che fare con i vecchi distretti industriali, ma sono soltanto reti, non ci sono concentrazioni territoriali. Ad oggi, però, il governo regionale non ha ancora detto che cosa devono fare i distretti. Sulle energie alternative, per esempio, il discorso è complicato e contraddittorio. La spinta del governo regionale è forte, ma si sono create due questioni: non abbiamo né una rete interna per trasferire l' energia prodotta né collegamenti esterni. Non ci sono strade per vendere e scambiare energia. Il problema delle reti va assunto, altrimenti discutiamo di nulla. Dopo varie sollecitazioni in tal senso, sono accaduti due fatti: la Corte Costituzionale ha bocciato la legge regionale sulla produzione delle energie alternative, creando sconcerto generale sulle procedure in corso, e ci siamo accorti che c' è il rischio che gli impianti di energia alternativa diventino elemento di disturbo del paesaggio. Si può cambiare idea, ma bisogna essere chiari: le strutture regionali devono mettersi d' accordo ed essere coerenti. È inutile, poi, parlare di attrazione di investimenti senza condizioni minime: trasporti, autorizzazioni, sistema giudiziario che, soprattutto sulla giustizia civile, elimini i tempi lunghi, sistema sanitario che funziona. Il problema è la capacità di creare un contesto mondiale. Il tentativo di abbozzare una politica industriale a livello regionale è un passo avanti. AFFARI&FINANZA: Nel settore delle energie alternative c' è il problema della speculazione delle grandi imprese e il rischio di infiltrazioni mafiose. ALESSANDRO LATERZA: È chiaro che c' è stata un' attività speculativa, ma noi chiediamo che gli speculatori siano individuati subito. DOMENICO DI PAOLA: Quello dei pannelli solari è un problema amministrativo. Lo stesso dicasi per le Asl. È sempre un problema di cultura amministrativa. Quando si fanno delle leggi bisogna sapere dove si incide e che cosa si può correggere. AFFARI&FINANZA: C' è anche un problema di qualità della spesa. ALESSANDRO LATERZA: Green economy non sono soltanto le pale eoliche e i pannelli solari. È qualcosa di molto più articolato, ma non crea molta occupazione. AFFARI&FINANZA: Nella new economy ci sono molte controindicazioni dell' economia matura: in pochi ci hanno guadagnato. Si può ancora investire e rischiare sulle nuovissime tecnologie? MASSIMO IPPOLITO: I rapporti sulla Puglia realizzati da Affari&Finanza nel 2008 e nel 2009 ha descritto uno scenario che poi si è realizzato. I tagli alla spesa producono una difficoltà di accesso al credito, anche perché le banche hanno una concezione che definirei esoterica. Al presidente Vendola, all' ex vicepresidente Frisullo e all' ex assessore Barbieri va riconosciuto di aver fatto tanto. Non basterà, però, alla Puglia per cavalcare lo sviluppo. Gli imprenditori hanno due opzioni: tagliare i costi, a cominciare dal lavoro; investire in tecnologia. A ciò aggiungerei un terzo valore: le risorse umane. Nella nostra realtà abbiamo compiuto scelte per far crescere la qualità della vita dei nostri dipendenti. I fatti ci hanno dato ragione: il fatturato è aumentato, c' è un grande senso di appartenenza. Penso che la Puglia nei prossimi 5 anni possa crescere puntando su questi valori. AFFARI&FINANZA: Quello della vostra azienda è un caso isolato o è replicabile? MASSIMO IPPOLITO: Il mobile va in controtendenza e può essere proficuo. AFFARI&FINANZA: Il Teatro pubblico pugliese è il braccio operativo del presidente Vendola nell' impostazione delle reti e dell' industria culturale. Quali sono le prospettive nei prossimi 5 anni? CARMELO GRASSI: In Puglia c' era un sistema culturale immobile, che si alimentava dei contributi a pioggia della legge regionale 28/90. Guido il consorzio Teatro pubblico pugliese dal ' 98 e mai è stata

Allegati:
La Repubblica, Rapporto Puglia
 
 

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