News - Energie rinnovabili 14-04-2011

"Smart grid",la grande scossa d'energia

Dal gigantismo al decentramento della produzione di energia. Quella che molti definiscono la «terza rivoluzione industriale» è partita alla fine degli anni ' 90 e, oggi, è entrata nel vivo. Stiamo parlando di una sfida epocale che riguarda tutto il pianeta. Il primo problema, il più evidente, è che la domanda di energia elettrica a livello mondiale è in costante aumento: si stima che bisognerà aggiungere 1 gigawatt di potenza alla settimana per i prossimi vent' anni. Il secondo è che il sistema si farà sempre più complicato: una parte di questa potenza aggiuntiva verrà da fonti rinnovabili, per loro stessa natura "intermittenti", ovvero producono energia soltanto in presenza della effettiva disponibilità di vento, sole e acqua. Il flusso di energia non sarà più unidirezionale, dalla centrale di generazione all' utente, bensì bidirezionale: per esempio, con i pannelli solari su ogni tetto, sarà l' utente a fornire energia. I consumi, a loro volta, si evolveranno. L' intelligenza delle reti sarà, quindi, lo strumento fondamentale per gestire questa complessità e consentire il decentramento del sistema, con conseguenti risparmi in bolletta. Ora, l' interrogativo di fondo è: l' Italia riuscirà a vincere questa sfida? Allo stato attuale, è concreto il rischio che ciò non accada, nonostante il nostro Paese sia il primo al mondo in cui sono stati installati, in modo diffuso, i contatori digitali. L' Enel ne ha installati 32 milioni, creando una componente importante della struttura di base delle reti intelligenti, le smart grid. Ma non basta. Il problema è più serio e riguarda i limiti della nostra rete elettrica di vecchia generazione. In sostanza, Terna, il principale proprietario della rete di trasmissione nazionale con oltre 62 mila km di linee in alta tensione, si sta trovando di fronte ad una trasformazione della propria rete, che deve essere in grado di gestire sia i flussi di energia prodotta dalle grandi centrali tradizionali sia quelli di media e piccola entità prodotti da fonti rinnovabili. La combinazione di questi fattori ha messo in crisi la rete nazionale, che spesso non riesce ad accogliere e disperde una parte consistente della generazione da fonti pulite. E' la stessa Terna a sostenerlo: «A fronte dell' aumento dei consumi elettrici pari al 2,8%, la crescita della rete italiana è stata pari solo all' 1,2%, con un valore che è il più basso in Europa e che ha un impatto significativo sui costi per l' utente». La parola d' ordine del futuro, dunque, è smart grid: cioè una rete elettrica intelligente regolata da meccanismi simili a quelli su cui si fonda la rete Internet, dove tutti gli utenti sono interconnessi tra di loro. Su questa partita, l' Italia si sta giocando molto del suo futuro. Il passato insegna che nessuna "missione" è impossibile: infatti, il nostro Paese in campo energetico è sempre stato in prima linea. Per capirlo, dobbiamo risalire al 1883 quando a Milano in via Santa Radegonda, a due passi dal Duomo, veniva costruita la prima centrale in Europa, la secondo al mondo. L' impianto distribuiva l' energia nel raggio di un chilometro e illuminava i portici di Piazza Duomo. Ma questo è solo il primo passo di un percorso segnato da nuovi successi: nel biennio 18981900 si costruirono i primi due grandi impianti idroelettrici italiani, all' epoca i maggiori d' Europa: Paderno sull' Adda e Vizzola sul Ticino. Altro primato italiano è stato nella geotermia: nel 1904 veniva realizzata a Larderello la prima centrale geotermoelettrica del mondo. Qualcosa di simile è accaduto nel nucleare: all' inizio degli anni Sessanta, il nostro Paese era per potenza elettronucleare in esercizio il terzo del blocco occidentale con 642 MW, un produzione di 3.5 Gwh pari al 42% della produzione nazionale. Un promettente inizio che trovò il suo triste epilogo nel 1987 con i tre referendum che abrogavano una serie di norme sul nucleare. Una scelta che di fatto ha orientato le successive decisioni dell' Italia in ambito energetico verso altre soluzioni: in primis, quella del gas. Solo da qualche anno Enel è rientrata nel nucleare con le acquisizioni in Slovacchia, in Spagna e attraverso l' accordo con la francese Edf per lo sviluppo congiunto delle centrali di ultima generazione. Sta di fatto che l' esito di quei referendum in mancanza di strategie decise dirette ad alimentarsi da fonti alternative ha portato la dipendenza energetica dell' Italia dall' estero a oltre il 90%. «Nel 2011 la bolletta per un italiano stima l' Agenzia internazionale per l' Energia sarà circa il 3,5% del Pil, pari a circa il 13% delle nostre importazioni». Se la smart grid rappresenta la sfida del futuro, quella del presente si chiama energia rinnovabile: l' obiettivo dell' Italia è di arrivare ad un livello di produzione del 17% entro il 2020. Ma il problema non è questo: è politico e riguarda l' esistenza stessa delle imprese del fotovoltaico, che contestano il recente decreto Romani sulle rinnovabili. Lo hanno fatto inviando una lettera al presidente Giorgio Napolitano, definendo il provvedimento «incostituzionale» e «letale» per il settore. Su questo punto è emblematico quanto dice Giovanni Ravano, presidente di Ravano Green Power: «Sul decreto c' è molto da fare: tra gli aspetti più controversi c' è il comma 9 bis che pone come data di scadenza del terzo Conto energia il 31 maggio 2011, senza alcun periodo di transizione (il decreto del Conto energia lo fissava in 14 mesi, ndr). Questo ha scatenato il blocco dei contratti, degli investimenti e dei finanziamenti. Se non si porrà un correttivo a breve, l' occupazione sarà a rischio: alcune aziende stanno già avviando la cassa integrazione straordinaria. Il peso economico del fotovoltaico nel 2010 conta circa 100.000 occupati, 40 miliardi di fatturato e un gettito fiscale di 1,9 miliardi di euro e direi che di questi tempi di crisi siano numeri non trascurabili». - VITO DE CEGLIA

 
 

100% rinnovabili ora! - Francesca Sartogo
 
 
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