rassegna stampa - Energie rinnovabili 18-04-2012

Rinnovabili: il decreto c’è, le critiche pure

Un target ambizioso e strumenti normativi modesti. E’ questa la divaricazione in cui rischiano di sprofondare le fonti rinnovabili in Italia dopo l’ennesimo decreto che rimette in discussione la prospettiva dell’energia pulita. Il testo interministeriale che contiene un robusto taglio degli incentivi, con una frenata particolarmente brusca per il fotovoltaico, ha rilanciato le polemiche e i distinguo. Da una parte il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha annunciato l’intenzione di alzare l’asticella andando oltre gli obiettivi europei e puntando a raggiungere il 35 per cento di elettricità dalle fonti rinnovabili. Dall’altra il nuovo quadro normativo risulta ulteriormente appesantito da una serie di misure burocratiche come l’introduzione dei registri per impianti relativamente piccoli (da 12 chilowattora per il fotovoltaico e da 50 chilowattora per gli altri). Ambientalisti, Pd e associazioni produttive di settore chiedono ora di migliorare il testo, che deve ancora essere sottoposto al parere della Commissione Stato — Regioni, e lamentano le incomprensioni prodotte dalla decisione di non ascoltare, durante la fase di elaborazione dei decreti, il parere delle categorie interessate. In questo modo — sostengono i senatori Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta — si è dato spazio a «teorizzazioni professionali che non tengono conto della realtà». L’allarme viene anche da alcuni operatori del settore. Ad esempio Gilberto Gabrielli, ex banchiere passato al fronte delle rinnovabili con la Tolo Green, ha sottolineato il rischio di far fuggire dall’Italia gli investitori globali che nel 2011 hanno scommesso 260 miliardi di dollari sulle rinnovabili: «La China Development Bank aveva appena investito 50 milioni di euro sul solare in Sardegna. Ora tutto è sospeso e a Pechino si chiedono se all’Italia convenga fermare il fotovoltaico con il barile di greggio che ritengono arriverà presto a 150 dollari». Non sono preoccupazioni isolate. Tutto il mondo delle nuove rinnovabili — cioè vento, sole, biomasse, geotermia diffusa (quella capace di sfruttare anche una modesta differenza termica), solare termodinamico — ha risposto ai decreti mobilitandosi per difendere un mercato che vale circa l’1 per cento del Pil e dà benefici che crescono con il passare del tempo. Chi vuole frenare le rinnovabili ammette che i combustibili fossili sono responsabili di una quota significativa di emissioni nocive (sia per lo smog che per l’effetto serra) ma sostiene che l’inquinamento può essere abbattuto e che si tratta di un sistema collaudato, mentre l’energia pulita è sostenuta dagli incentivi sulle bollette. «La realtà è un’altra: i combustibili fossili continuano a produrre una serie di danni che hanno un peso evidente sulla finanza pubblica oltre che sulla nostra salute ma non vengono quasi mai conteggiati», ribatte Simone Togni, presidente dell’Anev. «Mentre sole e vento hanno già determinato una riduzione della bolletta degli italiani per 400 milioni di euro e i benefici per il Paese potrebbero arrivare fino a 38 miliardi di euro al 2030...continua a leggere su www.repubblica.it ...

 
 

Smart Cities (Roma 5 giugno 2012)
SINTESI CONCLUSIVA di Federico Butera
 
 
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