rassegna stampa - Energie rinnovabili 18-04-2012

L’auto elettrica tra speranze e scetticismi

Poche certezze, molte speranze. E un reale scetticismo. Sono queste le sensazioni che animano il dibattito intorno al futuro dell’auto elettrica in Italia. Addirittura c’è chi si spinge oltre, chiedendosi se il 2012 sarà l’anno decisivo per capire quale ruolo può giocare il nostro Paese in questa partita. Un quesito a cui non è facile rispondere, soprattutto se si analizzano le attuali posizioni in campo. Che appaiono fortemente e autorevolmente in contrasto tra di loro. C’è chi, come Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e presidente di Chrysler — quindi, non un interlocutore qualsiasi — non ci crede così tanto nel futuro dell’auto elettrica. E lo dice, com’è nel suo stile, senza tanti giri di parole: «E’ un mercato inesistente: la quota di vetture elettriche nel mondo non supererà il 5% del totale, neppure tra 10 anni». Per contro, c’è invece chi, come il ministro dell’Ambiente Corrado Chini, definisce «l’auto elettrica un prodotto significativo, anche se di nicchia, per il nostro Paese». Nel mezzo, c’è una galassia di piccole e medie aziende — sono circa 50 le Pmi italiane che si occupano di mobilità elettrica — che si sono fatte notare in questi anni per qualità, ricerca tecnologica all’avanguardia e riconoscimento internazionale: quasi tutte gravitano nella Motor Valley emiliana, culla di marchi storici come Ferrari e Ducati, e oggi rappresentano il simbolo della nuova rivoluzione motoristica che cambierà il modo di pensare la mobilità. Tra esse spicca Tazzari, un’azienda "made in Imola" che in meno di 24 mesi ha raggiunto una produzione di oltre 1.000 veicoli e un raddoppio del fatturato. La Zero è il suo veicolo di punta: è la prima auto elettrica con batterie litioferrofosfato che garantisce una vita delle stesse doppia rispetto alle normali con batterie in litiopolimero. In paesi apparentemente distanti come Norvegia e Israele, TazzariZero «va alla grande». Un’altra azienda meritevole di attenzione è Estrima, nata nel 2008 per volontà del suo presidente Matteo Maestri con sede a Pordenone. Il prodotto di punta è Birò, un veicolo elettrico a 4 ruote di dimensioni ridotte e immatricolabile come un normale scooter. E’ il mezzo più venduto in Italia tra tutti quelli a motore elettrico targati. Tazzari ed Estrima sono solo due esempi, utili però a capire le potenzialità dell’industria italiana green a quattro ruote. Un patrimonio che, secondo il ministro Clini, «non possiamo permetterci di disperdere». Per lui, l’esempio che l’Italia deve seguire è quello della Cina dove, entro il 2015, vorrebbero raggiungere il numero di 1 milione di auto elettriche distribuite. Cifre e numeri, almeno attualmente, che l’Italia sogna. Allora, proviamo a sognare. Perché i dati, che circolano tra gli addetti ai lavori, parlano da soli: riuscire a portare la relazione tra le auto nuove acquistate e le auto elettriche ad un rapporto di 5 a 1 nell’arco dei prossimi 9 anni, vorrebbe dire riuscire ad ottenere per il 2020 un risparmio di oltre 5 miliardi di litri di benzina e quasi 6 milioni di tonnellate in meno di CO2... continua a leggere su www.repubblica.it

 
 

Smart Cities (Roma 5 giugno 2012)
SINTESI CONCLUSIVA di Federico Butera
 
 
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